Acquisto e compravendita

Il costo del compromesso: caparra confirmatoria e spese di registrazione

Aggiornato: Giugno 2026

Hai trovato la casa, avete stretto la mano e ora il venditore ti chiede di firmare il compromesso versando una caparra. Prima ancora del rogito, però, quel contratto preliminare ha un suo costo fatto di imposte e adempimenti che pochi conoscono in anticipo: l'imposta di registro, le marche da bollo e la tassazione della caparra. Capire quanto si paga, chi paga e — soprattutto — cosa si può recuperare al momento dell'atto definitivo evita brutte sorprese e qualche centinaio di euro buttato.

In sintesi

Quanto costa registrare un compromesso?
La registrazione del contratto preliminare presso l'Agenzia delle Entrate prevede un'imposta di registro fissa di 200 €, le marche da bollo (16 € ogni 4 facciate) e l'imposta proporzionale sulle somme versate: 0,50% sulla caparra confirmatoria e 3% sull'acconto prezzo. Si registra entro 20 giorni dalla firma (30 se redatto dal notaio) con il modello F24 Elide. Le imposte proporzionali pagate ora si scomputano dall'imposta dovuta al rogito, quindi non sono un costo perso.

Il compromesso — termine con cui tutti chiamano il contratto preliminare di compravendita — è l'accordo con cui venditore e acquirente si impegnano a firmare in futuro il rogito a condizioni già fissate. È il momento in cui di solito si versa la caparra confirmatoria: una somma che, se l'affare va in porto, vale come anticipo sul prezzo, ma che ha soprattutto una funzione di garanzia. Se è l'acquirente a tirarsi indietro senza giustificazione, il venditore trattiene la caparra; se invece è il venditore a non rispettare l'impegno, l'acquirente ha diritto al doppio della caparra versata. In caso di compravendita regolarmente conclusa, la caparra si imputa al prezzo e viene scomputata al rogito; se invece le parti sciolgono l'accordo di comune accordo (risoluzione consensuale), la caparra torna semplicemente a chi l'aveva versata. È questa funzione di garanzia che la distingue dal semplice acconto, con conseguenze fiscali non banali che vedremo più avanti.

I costi della registrazione presso l'Agenzia delle Entrate

Il contratto preliminare va registrato presso l'Agenzia delle Entrate a prescindere dalla forma con cui è stato redatto: scrittura privata tra le parti, tramite agenzia immobiliare o davanti al notaio. La registrazione comporta tre voci di costo distinte: l'imposta di registro in misura fissa, le marche da bollo e l'eventuale imposta proporzionale sulle somme già versate (caparra o acconto), che tratteremo nella sezione successiva. Le stesse imposte si ritrovano, in forma diversa e più rilevante, al momento del rogito: il quadro completo è nella guida all'imposta di registro, ipotecaria e catastale.

L'imposta di registro fissa di 200 euro

La registrazione del preliminare sconta un'imposta di registro in misura fissa di 200 €, dovuta sempre, indipendentemente dal valore dell'immobile e dall'importo della caparra. È un costo "di sistema" legato all'atto in sé: serve a dare data certa al contratto e a renderlo opponibile. Questa cifra non va confusa con le imposte proporzionali sulle somme versate, che si aggiungono e si calcolano in percentuale. Va inoltre tenuta distinta dall'imposta di registro vera e propria che si paga al rogito sul prezzo o sul valore catastale dell'immobile.

Le marche da bollo per il contratto e gli allegati

Al preliminare si applica anche l'imposta di bollo, assolta con le classiche marche da bollo: 16 € ogni 4 facciate scritte e comunque ogni 100 righe. A un contratto di poche pagine corrisponde quindi una o due marche; documenti più corposi o con numerosi allegati (planimetrie, visure, certificazioni energetiche) richiedono bolli aggiuntivi, perché anche gli allegati concorrono al conteggio delle facciate. Se il preliminare viene registrato per via telematica tramite il notaio o un intermediario, l'imposta di bollo è assolta in modo virtuale e inclusa nel conteggio complessivo. È una voce di pochi euro, ma va prevista per non incorrere in irregolarità formali.

La differenza di tassazione tra caparra e acconto

Qui sta il punto più delicato e più frainteso del compromesso. Caparra confirmatoria e acconto prezzo sembrano la stessa cosa — entrambi sono soldi che l'acquirente anticipa — ma il Fisco li tratta in modo diverso, con aliquote che si differenziano di oltre cinque volte. La qualificazione che si dà alla somma nel testo del contratto determina quanta imposta si paga: per questo è essenziale che il preliminare usi il termine corretto e coerente con la reale volontà delle parti. La distinzione, nella sostanza giuridica, è la stessa vista in apertura: la caparra ha funzione di garanzia (con la regola del doppio in caso di inadempimento del venditore e della perdita in caso di inadempimento dell'acquirente), mentre l'acconto è un puro anticipo sul prezzo. Il dettaglio sulle imposte di trasferimento è nella guida dedicata.

Il calcolo dell'imposta di registro dello 0,50% sulla caparra

Sulla caparra confirmatoria si applica l'imposta di registro proporzionale dello 0,50% dell'importo versato. Su una caparra di 20.000 €, ad esempio, l'imposta è di 100 €; su 30.000 € sale a 150 €. È un'aliquota contenuta, frutto proprio della natura di garanzia della caparra. Questa somma, come vedremo, non è persa: si recupera al rogito scomputandola dall'imposta di registro dovuta sull'atto definitivo.

L'imposta proporzionale del 3% sull'acconto prezzo

Se invece la somma è qualificata come acconto sul prezzo — un semplice anticipo, senza funzione di garanzia — l'imposta di registro proporzionale sale al 3%. Su 20.000 € di acconto si pagano quindi 600 €, contro i 100 € della stessa cifra trattata come caparra. La differenza è notevole, e spiega perché nei preliminari si privilegi quasi sempre la formula della caparra confirmatoria.

Attenzione a un caso particolare: se l'acquisto avviene da un'impresa con vendita soggetta a IVA (tipicamente l'acquisto dal costruttore), l'acconto è assoggettato a IVA in fattura e sconta quindi solo l'imposta di registro fissa di 200 €, non il 3%. La regola del 3% vale per gli acquisti tra privati o comunque fuori dal campo IVA.

In breve — caparra o acconto?

  • Caparra confirmatoria → imposta 0,50%, ha funzione di garanzia (doppio / perdita)
  • Acconto prezzo (tra privati) → imposta 3%, è solo un anticipo
  • Acconto con vendita IVA (da impresa) → solo registro fisso 200 €
  • In entrambi i casi l'imposta proporzionale si recupera al rogito

Il pagamento con modello F24 e i codici tributo

Il versamento delle imposte di registrazione del preliminare si effettua con il modello F24 Elide (Elementi identificativi), una variante dell'F24 ordinario pensata proprio per gli adempimenti legati agli atti da registrare. Vediamo come compilarlo e quali codici utilizzare.

Come compilare il modello F24 Elide

Nell'F24 Elide vanno indicati i dati anagrafici delle parti, gli elementi identificativi dell'atto (tipo di atto, data di stipula) e gli importi suddivisi per codice tributo. Il modello consente di pagare in un'unica soluzione tutte le voci: imposta di registro fissa, imposta proporzionale su caparra o acconto ed eventuale imposta di bollo. Si può versare online tramite i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate o l'home banking, oppure allo sportello bancario o postale.

L'utilizzo del codice tributo 1550 per il preliminare

Il codice tributo da indicare per l'imposta di registro fissa del contratto preliminare è il 1550 ("Imposta di registro per contratti preliminari di compravendita"). Le imposte proporzionali si versano con codici dedicati: 1551 per la caparra confirmatoria (lo 0,50%) e 1552 per l'acconto prezzo (il 3%). Indicare il codice corretto è fondamentale: un errore può comportare un versamento non correttamente imputato e la necessità di una successiva correzione.

La procedura di registrazione online e i termini previsti

La registrazione si effettua presentando il contratto in due originali all'ufficio dell'Agenzia delle Entrate, oppure per via telematica tramite il notaio, l'agenzia o gli appositi servizi online. Il termine è perentorio: 20 giorni dalla data di sottoscrizione per le scritture private; sale a 30 giorni se il preliminare è redatto dal notaio per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Rispettare la scadenza è essenziale per evitare sanzioni, di cui parliamo nell'ultima sezione.

Il recupero delle imposte versate in sede di rogito

È la buona notizia che molti ignorano: le imposte proporzionali pagate sul preliminare non sono un costo definitivo. Al momento del rogito si recuperano, perché la legge le considera un anticipo dell'imposta di registro dovuta sull'atto di compravendita.

La detrazione delle somme pagate al compromesso

L'imposta di registro proporzionale versata su caparra (0,50%) e acconto (3%) si scomputa dall'imposta di registro dovuta sul rogito: in pratica si paga al notaio solo la differenza. Se l'importo già versato al preliminare supera l'imposta dovuta sull'atto definitivo, l'eccedenza non va perduta: si ha diritto al rimborso, da richiedere all'Agenzia delle Entrate entro 3 anni dalla registrazione del contratto definitivo. Resta invece a carico, come costo non recuperabile, l'imposta di registro fissa di 200 € e le marche da bollo, che retribuiscono l'adempimento della registrazione in sé.

Il trattamento fiscale in caso di acquisto prima casa

Con le agevolazioni prima casa l'imposta di registro sul rogito (acquisto da privato) scende al 2% sul valore catastale, anziché il 9% ordinario. Anche in questo caso le imposte proporzionali pagate sul preliminare si scomputano da quanto dovuto al rogito; data l'aliquota ridotta, capita più spesso che la somma già versata superi l'imposta finale, generando un credito da chiedere a rimborso. Le condizioni per accedere alle agevolazioni e gli adempimenti collegati sono illustrati nella guida prima casa.

Le spese per il notaio e l'agenzia immobiliare

Oltre alle imposte, il compromesso può comportare costi per i professionisti coinvolti. Vediamo quando intervengono e con quali oneri.

Quando è obbligatorio l'intervento del notaio

Per il solo preliminare il notaio non è obbligatorio: il compromesso è valido anche come semplice scrittura privata firmata tra le parti. L'intervento del notaio diventa però necessario — o fortemente consigliato — quando si vuole trascrivere il preliminare nei registri immobiliari (cosiddetta trascrizione ex art. 2645-bis del Codice civile), operazione che tutela l'acquirente da ipoteche, pignoramenti o doppie vendite intervenute prima del rogito. La trascrizione richiede l'atto notarile e comporta costi e imposte aggiuntivi, ma offre una protezione importante soprattutto quando tra preliminare e rogito intercorre molto tempo o si acquista da costruttore. Il dettaglio sulle parcelle e sui preventivi è nella guida alle spese notarili.

Le provvigioni e i costi dell'agenzia per il compromesso

Quando la trattativa passa da un'agenzia immobiliare, è spesso alla firma del compromesso che matura il diritto alla provvigione: la mediazione si considera conclusa nel momento in cui le parti raggiungono un accordo vincolante, e il preliminare ne è la prova. È quindi frequente che l'agenzia richieda il pagamento della propria commissione contestualmente al compromesso, anche se il rogito è lontano. Importi, percentuali e margini di trattativa sono spiegati nella guida alle provvigioni dell'agenzia immobiliare.

Le sanzioni per la registrazione tardiva

Saltare o ritardare la registrazione del preliminare ha un costo. La legge prevede sanzioni proporzionate all'imposta dovuta, ma offre anche un modo per regolarizzare pagando molto meno: il ravvedimento operoso.

Il ravvedimento operoso per il contratto preliminare

In caso di registrazione oltre i termini, la sanzione di base per l'omessa registrazione è pari al 120% dell'imposta dovuta (con un minimo di legge), che scende al 45% se il ritardo non supera i 30 giorni. Il ravvedimento operoso consente però di ridurre fortemente questa sanzione versandola spontaneamente, prima che intervenga l'ufficio: la riduzione va da un decimo del minimo (se ci si regolarizza entro 30 giorni) a frazioni via via meno vantaggiose con il passare del tempo, cui si aggiungono gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo. In pratica, chi se ne accorge in fretta paga pochi euro di sanzione; chi attende rischia importi molto più pesanti.

I rischi della mancata registrazione tra privati

Non registrare affatto il compromesso — pratica ancora diffusa nelle trattative "tra privati" per risparmiare — espone a un doppio rischio. Sul piano fiscale, l'Agenzia delle Entrate può accertare l'omissione e applicare la sanzione piena oltre all'imposta non versata. Sul piano sostanziale, un preliminare non registrato resta valido tra le parti ma è più fragile in caso di contenzioso e non può essere trascritto: viene a mancare quella data certa e quella opponibilità ai terzi che proteggono l'acquirente. Il piccolo risparmio iniziale, insomma, può tradursi in un costo ben maggiore se qualcosa va storto.

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Domande frequenti

Chi deve pagare le spese di registrazione del preliminare?

Per la legge acquirente e venditore sono obbligati in solido al pagamento dell'imposta di registro del preliminare: l'Agenzia delle Entrate può richiederla a entrambi. Nella prassi, però, è quasi sempre l'acquirente a farsene carico, dato che le imposte proporzionali su caparra e acconto si scomputeranno poi dalle imposte che lui stesso pagherà al rogito. Le ripartizioni dei costi nell'acquisto sono illustrate nella guida ai costi della casa.

Quanto costa registrare un compromesso nel 2026?

La registrazione costa l'imposta di registro fissa di 200 €, più le marche da bollo (16 € ogni 4 facciate), più l'imposta proporzionale sulle somme versate: 0,50% sulla caparra o 3% sull'acconto. Su una caparra di 20.000 € si pagano quindi 200 € di registro fisso, qualche euro di bollo e 100 € di imposta proporzionale, quest'ultima recuperabile al rogito. La stima completa delle voci d'acquisto è nella guida ai costi della casa.

Si può recuperare l'imposta pagata sulla caparra confirmatoria?

Sì. L'imposta proporzionale dello 0,50% pagata sulla caparra (così come il 3% sull'acconto) si scomputa dall'imposta di registro dovuta al rogito: al notaio si paga solo la differenza. Se l'importo già versato supera l'imposta dovuta sull'atto definitivo, l'eccedenza si recupera chiedendo il rimborso entro 3 anni dalla registrazione del contratto definitivo. Non si recuperano invece i 200 € di registro fisso e le marche da bollo.

Qual è la differenza tra caparra e acconto ai fini fiscali?

La caparra confirmatoria sconta l'imposta di registro dello 0,50%, l'acconto prezzo il 3% (se la vendita è tra privati; se soggetta a IVA, l'acconto sconta solo il registro fisso). La differenza nasce dalla diversa natura giuridica: la caparra ha funzione di garanzia, l'acconto è un puro anticipo. Conta la qualificazione data nel contratto. Maggiori dettagli sulle imposte di trasferimento sono nella guida all'imposta di registro.

Quanto tempo si ha per registrare un contratto tra privati?

Il preliminare redatto come scrittura privata va registrato entro 20 giorni dalla data di firma. Il termine sale a 30 giorni se il contratto è stato redatto dal notaio (atto pubblico o scrittura privata autenticata). Superare la scadenza espone alle sanzioni per tardiva registrazione, riducibili con il ravvedimento operoso.

Cosa succede se il compromesso non viene registrato?

Il preliminare resta valido tra le parti, ma l'Agenzia delle Entrate può applicare la sanzione per omessa registrazione (fino al 120% dell'imposta dovuta) oltre all'imposta non versata. Inoltre il contratto non registrato non ha data certa, non è opponibile ai terzi e non può essere trascritto: l'acquirente perde così importanti tutele in caso di ipoteche, pignoramenti o doppia vendita prima del rogito.

In conclusione

Il costo del compromesso si riassume in poche voci: i 200 € di imposta di registro fissa e le marche da bollo, che restano a carico, e l'imposta proporzionale sulle somme versate — 0,50% sulla caparra o 3% sull'acconto — che invece si recupera scomputandola al rogito. Tre cose da ricordare prima di firmare: qualificare correttamente la somma come caparra confirmatoria conviene fiscalmente; la registrazione va fatta entro 20 giorni con il modello F24 Elide; e le imposte proporzionali non sono mai un costo perso, perché si recuperano al rogito o, in caso di eccedenza, a rimborso entro tre anni. Conoscere queste regole in anticipo ti permette di trattare con cognizione e di non confondere un anticipo del Fisco con una spesa definitiva.